FIDAL MILANO RACCONTA: DICK FOSBURY

pasqua2020

Guardate il gesto…..bello….lo avrete provato tantissime volte sulla pista dell’Arena, nell’Atletica Leggera molti campioni hanno battuto dei record correndo piu veloce o saltando o lanciando più lontano, ma solo una persona ha fatto la storia stravolgendo la tecnica esistente e portando avanti senza paura le proprie convinzioni: quest’uomo è Dick Fosbury.

Il 1968 è l’anno delle contestazioni giovanili e delle rivolte studentesche, di Berkeley, di Parigi e delle loro ramificazioni in tutto il mondo. Il vento della controcultura investe anche lo sport: in un’edizione dei Giochi particolarmente intrecciata con la politica, Dick Fosbury, grazie a un volo all’indietro, proietta il salto in alto in un’altra dimensione assurgendo a icona senza tempo.

La sua parabola affonda le radici nello Stato dell’Oregon, il cui motto Alis Volat Propriis (vola con le proprie ali) si può facilmente interpretare come un profetico segno del destino.L'approccio con il salto in alto è desolante: dopo essersi arenato a 1.63 con lo stile in voga allora, il ventrale, il dinoccolato Dick Fosbury chiede al suo allenatore del liceo di Medford il permesso di provare con l’antiquata tecnica della forbice.

Qualche infinitesimale progresso si manifesta, ma la scintilla scocca in un meeting del secondo anno quando si accorge che, sollevando le anche, le spalle arretrano e la schiena tende ad appiattirsi sull’asticella. In una disciplina dove i miglioramenti sono esigui, lui si migliora di 15 centimetri in un colpo solo. Gli studi ingegneristici aiutano Dick a perfezionare il suo salto, ribattezzato dalla stampa locale Fosbury Flop; con la casacca arancione dei Beavers, la squadra della Oregon State University, conquista il titolo NCAA e strappa l’ultimo pass per le Olimpiadi di Città del Messico ai selettivissimi Trials americani. Il suo nome comincia a circolare, ma i giudizi sono contrastanti: qualcuno scrive che il cielo è il suo unico limite, altri lo paragonano a un pesce appena pescato che si dimena sul fondo della barca.

La notte perfetta

In Messico tutti fremono dalla curiosità di vederlo all’opera, ma lui sfugge i riflettori, riottoso all’etichetta di fenomeno da baraccone. Alla cerimonia inaugurale dei Giochi nemmeno si palesa: il giorno prima raggiunge infatti l’antica città di Teotihuacan a bordo del minibus Volkswagen del compagno d’Università Gary Stenlund. Nella cornice di uno dei siti archeologici più suggestivi al mondo i due inseparabili amici partecipano alla memorabile festa per il passaggio della torcia olimpica e trascorrono la notte ai piedi della Piramide della Luna in compagnia delle nuotatrici Cynthia Goyette e Donna De Varona. Fosbury confesserà di non ricordare nulla di quella notte, noi possiamo solo intuire quale grado d'intensità abbia raggiunto la socializzazione all’interno di quel camper. Il conto alla rovescia sta per finire: due settimane dopo quella notte perfetta è già tempo di scendere in pedana.

Un alieno in pedana: l'oro a Città del Messico

Fermo immagine: Fosbury si presenta sulla pedana dell’Estadio Olímpico Universitario; indossa due scarpini di colore diverso, dondola avanti e indietro con il corpo, apre e stringe i pugni compulsivamente durante i preparativi del salto e disegna un’inusuale traiettoria semicircolare con la rincorsa. Gli spettatori si prendono beffe di lui, ma le risate si tramutano in applausi quando l’atleta supera tutte le misure al primo tentativo sino a 2.22, valicando l’asticella in senso contrario rispetto agli avversari. Il pubblico ne è talmente abbagliato, che quando il maratoneta etiope Mamo Wolde fa il suo ingresso nello stadio quasinessuno gli presta attenzione. Il terzo salto a 2.24 è fatto della materia dei sogni: il 21enne di Medford stampa record statunitense e record olimpico, si mette al collo la medaglia d’oro e fissa i nuovi canoni della disciplina. D’ora in poi a dettare legge sarà il Fosbury Flop (foto sotto, Getty Images).

fosbury

Allergico alla fama, campione nella vita

Acclamato da stampa e televisione al suo ritorno in patria, Dick svilupperà a stretto giro di posta una spiccata ritrosia nei confronti delle luci della ribalta. Il percorso di avvicinamento ai Giochi di Monaco 1972 non a caso si rivelerà fallimentare; svuotato e privo di stimoli, Fosbury appenderà gli scarpini al chiodo per dedicarsi anima e corpo allo studio. Una volta conseguita la laurea in ingegneria civile, si trasferirà nell’Idaho contribuendo con i suoi lungimiranti progetti a rendere l’area attorno alla ridente Sun Valley più confortevole. Nel corso della sua vita vincerà battaglie politiche ma soprattutto sconfiggerà un tumore alla colonna vertebrale. Del resto la scorza dura è tipica di chi procede in direzione ostinata e contraria rispetto agli altri.

Paolo Pegoraro/Eurosport.it

Come si saltava prima del 1968? http://saltoinalto95.blogspot.com/p/due-tecniche-fosbury-e-ventrale.html

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